Le signore delle rose: Grazia Deledda

Grazia Maria Cosima Damiana Deledda (1871 – 1936), un nome impegnativo per una donna piccina piccina all’apparenza (era alta 154 cm) ma grandissima per il suo valore letterario e la sua tempra tenacissima. Unica scrittrice italiana a vincere il Premio Nobel per la letteratura, assegnatole nel 1926, per inseguire la sua passione per lo studio prima e per la scrittura in seguito, dovette sfidare la società della sua isola, la Sardegna, che riteneva la donna adatta solo a restare in casa e a fare figli. Non potendo proseguire gli studi, perché per le ragazze dell’epoca non era cosa decorosa, studiò da autodidatta, imparò l’italiano che non si parlava né in famiglia e nemmeno nel suo paese, e cominciò a scrivere e inviare i propri lavori alle riviste letterarie finché il mondo culturale italiano non si accorse di lei. Trasferitasi a Roma dopo il matrimonio, trovò nella capitale un ambiente più adatto a portare avanti la sua carriera di scrittrice e nel marito un grande sostenitore, cosa rara a quel tempo. Morì a 65 anni a causa di un tumore al seno. Non tornò più in Sardegna, ma all’isola natale dedicò tutta la sua opera letteraria.
A lei l’ibridatore Massad dedicò nel 1996 la rosa Belle de Sardaigne, ibrido di Moschata. I piccoli fiori doppi a pompon color rosa confetto dal profumo delicato, fioriscono ripetutamente in mazzetti dalla primavera fino ai primi freddi invernali. Può essere usata su muri, spalliere o come esemplare isolato in forma libera di grande arbusto.
(L’immagine della Deledda è tratta da Wikipedia)